Il film nasce durante i giorni del primo lockdown dall’esigenza di provare a raccontare un periodo unico della storia di una città d’arte che si è trovata improvvisamente svuotata. L’idea è stata dunque quella di un “social film” in grado di mettere insieme i diversi punti di vista di chi si è trovato improvvisamente isolato in casa ma connesso a distanza, o anche quello di lavoratori alieni in una città deserta, all’interno di contesti di lavoro emergenziali e difficili.
L’obiettivo era quello di mettere insieme una pluralità di punti di vista che potesse raccontare le varie sfaccettature della quarantena: per far questo il film ha subito incontrato un importante megafono da parte di numerosi soggetti che hanno reso virale il progetto con una comunicazione a tappeto.
Ne è nato un racconto composto da migliaia di immagini che alterna toni drammatici ironia e resilienza in un affresco che segue tutto l’andamento di un anno decisamente particolare: il 2020

