Spiderman non è da maschi, Spiderman è di tutti!
Cloe è una bambina di sei anni con una grande passione: Spiderman! E per iniziare il primo giorno di scuola non poteva che scegliere la cartella del suo personaggio preferito. Ma la scoperta della scuola (e del mondo) di Cloe si arresta davanti a una domanda: perché le bambine non possono avere un supereroe preferito? Perché, quando sfoggia lo zaino nuovo, tutti, persino il negoziante, le dicono che «è da maschi»? Il viaggio di Cloe parte proprio da qui: dalla scoperta che esiste un universo per i maschi e un altro per le femmine. Una divisione che parte dai vestiti e dai giocattoli per arrivare alle immagini usate dalla pubblicità, ai cartoni animati, fino alle parole usate nel linguaggio del nostro quotidiano .
Vincintore del Bando Mibact e con il sostegno della Regione Toscana, il cortometraggio, prodotto da Dnart per la regia di Federico Micali affronta la tematica degli stereotipi di genere attraverso gli occhi di Cloe bambina e di Cloe adolescente. Ed in effetti mondo che Cloe racconta in prima persona, visto con gli occhi di una bambina, sembra molto strano!
Dalle note di regia:
“Gli occhi di una bambina di sei anni diventano spesso la lente con cui un padre inizia a riscoprire il mondo che li circonda. E così anche io, attraverso le domande e le osservazioni delle mie due figlie, mi sono scoperto a meravigliarmi di un mondo fatto a scompartimenti stagni, dove le bambine vengono fin da piccole trangugiate da principesse in cerca di Principe Azzurro, dalle forme anoressiche delle protagoniste dei cartoni animati, e dall’onnipresente colore rosa. Tutto un mondo orientato a definire un ruolo preciso del genere femminile.
Mi sono imbattuto quasi per caso nel libro di Giorgia (me lo ha portato trionfante mia figlia piccola, che aveva visto sulla copertina una bambina con lo zaino di Spiderman) e ci ho ritrovato una sceneggiatura del mio quotidiano, dove le domande delle bambine mettono a nudo una serie di luoghi comuni appartenenti all’ampia schiera degli stereotipi di genere.
Mi sono trovato a pensare che sarebbe stato importante e anche efficace, traslare in immagini questo mondo, proprio attraverso il racconto di Cloe. Sarà lei, a 7 e a 12 anni, a raccontare in prima persona la scoperta di questa realtà e tutte le contraddizioni che la caratterizzano.”


